Visualizzazione post con etichetta Venezia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Venezia. Mostra tutti i post

domenica 17 marzo 2013

MARZO AL GUGGENHEIM: DONNE A VENEZIA E LA COLLEZIONE GIANNI MATTIOLI

Per il secondo anno consecutivo la Collezione Peggy Guggenheim aderisce alla manifestazione "DoVe. Donne a Venezia", nel corso del mese di marzo, offrendo un fitto calendario di approfondimenti, in italiano e inglese, dedicati alla figura di Peggy, icona femminile di stile del Novecento. Il programma prevede:

Tutti i giorni (eccetto il martedì, consueto giorno di chiusura del museo)

ore 12.00 (italiano)
Peggy’s Style
Approfondimento sulla figura di Peggy Guggenheim, considerata pioniera del gusto per le sue scelte in fatto di arte, ma anche di moda e stile di vita all’avanguardia.

ore 16.00 (inglese)
Peggy’s Style

La partecipazione agli approfondimenti è compresa nel biglietto d’ingresso al museo e non è necessaria la prenotazione.
Dal 13 marzo, inoltre, le sale attigue alla mostra Postwar. Protagonisti italiani (23 febbraio – 15 aprile 2013), curata da Luca Massimo Barbero e dedicata a cinque grandi artisti del nostro dopoguerra, ospiteranno La Collezione Gianni Mattioli. Il primo Novecento italiano. Alla celebre Collezione Gianni Mattioli, dal 1997 ospitata dalla Collezione Peggy Guggenheim come prestito a lungo termine, si aggiunge una selezione di capolavori dei maggiori esponenti dell’arte italiana del primo Novecento. In una sorta di antefatto di quello che fu il panorama artistico nazionale dopo la seconda guerra mondiale, vengono ora esposte alcune delle opere cardine della Metafisica e del Futurismo di inizio XX secolo, testimonianza tangibile dell’effervescenza della scena artistica di quell’epoca.
Il percorso, a cura di Philip Rylands, direttore del museo veneziano, si apre con un Ecce Puer (1906 c.) in cera di Medardo Rosso, L'anima e la sua veste (1922 c.) e La Vergine (1924) di Adolfo Wildt, opere del giovane Giorgio Morandi, compreso il suo omaggio a Cézanne, Frammento (1914), e il suo primo capolavoro Bottiglia e Fruttiera (1916), e un ritratto parigino di Amedeo Modigliani, Ritratto del pittore Frank Haviland (1914). Si prosegue con la Metafisica delle tele di Giorgio de Chirico, tra cui La Torre Rossa (1913), prima opera venduta dal giovane artista, e una serie di dipinti di Mario Sironi, come il suo Ciclista (1916), una delle prime opere chiave dell’artista, donazione di Giovanni e Lilian Pandini alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, e una delle sue celebre Periferie urbane (1921). Si entra poi nel cuore pulsante del Futurismo con indiscussi capolavori Mattioli come Materia e Dinamismo di un ciclista (1913) di Umberto Boccioni, Mercurio transita davanti al sole (1914) di Giacomo Balla, Manifestazione interventista (1914) di Carlo Carrà, Ballerina blu (1912) di Gino Severini, nonché Mare=Ballerina (1912) di Severini, appartenente alla collezione di Peggy Guggenheim. Non mancano in mostra ben tre delle quattro sculture note di Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case (1915), Forme uniche della continuità nello spazio (1913) e Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1913), oltre a sue opere pre-futuriste come il Campo padovano (1903) e Controluce (1910), entrambe provenienti da collezioni private.
Il testo sovversivo di Marinetti, che si concludeva con “eretti sulla cima del mondo lanciamo ancora una volta la nostra sfida insolente alle stelle”, era inteso in primis come una rivoluzione letteraria (“Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia”), ma allo stesso tempo incitava, attraverso la drastica rottura con la tradizione, a un radicale rinnovamento di tutti gli aspetti della cultura italiana, esortando alla velocità, al dinamismo e alla ricerca tecnologica. L’anno seguente, precisamente l’11 febbraio e l’11 aprile del 1910, cinque artisti sottoscrissero in due momenti distinti, il Manifesto dei Pittori Futuristi: Balla, Boccioni, Carrà, Russolo e Severini. I cinque firmatari sono tutti presenti con i loro capolavori all’interno della collezione Mattioli, e del riallestimento oggi alla Collezione Peggy Guggenheim.

Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Andrea Sarti/CAST1466
Umberto Boccioni Studio per la città che sale, 1910. Collezione Gianni Mattioli

domenica 2 dicembre 2012

PEGGY GUGGENHEIM: CAPOGROSSI RICHIAMA OLTRE 70.000 VISITATORI

53 giorni d’apertura e oltre 70.000 visitatori per la grande retrospettiva che la Collezione Peggy Guggenheim dedica, fino al 10 febbraio 2013, a Giuseppe Capogrossi, realizzata in collaborazione con la Fondazione Archivio Capogrossi, Roma. La mostra ha registrato dal 29 settembre a oggi una media giornaliera di oltre 1.300 persone, che hanno potuto ammirare il percorso artistico del pittore romano, minuziosamente ricostruito dal curatore Luca Massimo Barbero. Le oltre settanta opere esposte presentano la produzione completa di uno degli indiscussi protagonisti della scena artistica italiana e internazionale del secondo dopoguerra. Oltre all’indubbio successo di pubblico, la mostra ha ottenuto pieno consenso anche da parte di critica e stampa nazionale e internazionale, che ha accolto l’antologica con entusiasmo, parlando di Capogrossi come di quell’“aristocratico testardo che abbandonò canottieri e ballerine per l’astrazione” (la Lettura, Corriere della Sera), il cui “segno astratto contiene il mondo” (la Repubblica) e le cui tele raffigurano “un universo sospeso tra colore e astrattismo” (il Venerdì di Repubblica).

Passando attraverso l’analisi di quel suo alfabeto segnico, che ha fatto identificare l’artista con il gusto dell’Italia degli anni ’50 e ’60, i lavori esposti a Venezia spaziano dai capolavori figurativi degli anni ’30, ai grandi formati degli anni ’60. “Celebrare oggi Capogrossi è un compito necessario” sostiene il curatore “per presentare al pubblico internazionale una delle figure più complete e centrali dell’arte europea del secolo trascorso. Il suo percorso è ricco di una lucida ricerca di ‘primordialità’, di una chiarezza d’origine e d’indipendenza”.

Accompagna la mostra un esaustivo catalogo, un nuovo studio monografico a cura di Luca Massimo Barbero, edito da Marsilio Editori, che raccoglie undici saggi che riscostruiscono in modo attento e puntuale il percorso artistico capogrossiano, dagli esordi figurativi alla grande celebrazione degli anni ‘50, le sue esposizioni, i rapporti con la critica nazionale e internazionale.

Tutti i giorni alle 15,30 la Collezione Peggy Guggenheim offre al pubblico visite guidate gratuite della mostra.

La mostra

 

sabato 3 novembre 2012

IN CILE I CAPOLAVORI DI PEGGY GUGGENHEIM

Per la prima volta in Sud-America una mostra dedicata alla vita di Peggy Guggenheim, con una ricca selezione dei più significativi capolavori custoditi a Palazzo Venier dei Leoni esposti a Santiago del Cile, presso il Centro Cultural La Moneda. L’esposizione I maestri del Modernismo. La Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Arte del XX secolo (31 ottobre, 2012 – 26 febbraio, 2013), celebra Peggy quale figura  cardine nella storia dell’arte e del collezionismo del Novecento.

Philip Rylands, direttore della Collezione dal 1980, anno in cui il museo aprì ufficialmente le porte al pubblico dopo la scomparsa della collezionista americana, nonché curatore della mostra, ha presenziato all’apertura di questo importante evento insieme al presidente cileno Sebastián Piñera. L’idea di un’esposizione su Peggy Guggenheim e la sua collezione a Santiago del Cile è nata nel 2011, quando il Ministro della Cultura Cileno Luciano Cruz-Coke Carvallo è stato messo in contatto con Philip Rylands grazie a David e Sarita Gallagher, membri del comitato consultivo del museo veneziano,  durante la Biennale di Architettura 2010. Ventisei mesi dopo, il Centro Cultural Palacio La Moneda, adiacente al Palazzo Presidenziale, schiude le sue porte a oltre 80 opere, tra dipinti, sculture e disegni, dei più grandi maestri collezionati con lungimiranza e passione da Peggy, come Pablo Picasso, Max Ernst, Marcel Duchamp, Jackson Pollock, esposti insieme a diversi cataloghi, lettere e fotografie della mecenate. Ci sono inoltre alcune opere provenienti dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York, tra cui due capolavori come Piano e Mandola di Georges Braque e Curva dominante di Vasily Kandinsky.

Vasily Kandinsky, Paesaggio con macchie rosse, n. 2. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia